Autosvezzamento / alimentazione complementare
A differenza del classico svezzamento con calendario di introduzione in questo caso il bambino è parte attiva. Il passaggio da il latte ai cibi solidi è considerato un traguardo naturale che tutti gli esseri umani raggiungono ma ognuno secondo le proprie capacità; come imparare a camminare o parlare non avviene in un momento fisso per tutti.
Mangiare è istintivo, non è qualcosa che si apprende, ecco perché non devono esserci forzature. Se un bambino non mangia quello che gli proponiamo o non ha ancora sviluppato le capacità per farlo o non gli piace. Se lo forziamo continuerà a rifiutare la pappa generando ansia e frustrazione di genitori e nonni. Molto meglio aspettare che sia il bimbo a mostrare interesse per il cibo che vede, allora mangerà volentieri, fino a quando non sarà appagato (se ci pensiamo anche a noi adulti accade la stessa cosa!).
E se non mangia abbastanza? Semplice. Sta seguendo un’alimentazione complementare, completerà con il latte! Non c’è un calendario di sostituzione delle poppate, si rispettano i tempi del bambino.
QUANDO
- il bambino è capace di stare seduto da solo
- perde il riflesso di estrusione
- è in grado di afferrare il cibo che gli interessa
- è capace di esprimere (aprendo la bocca o scuotendo la testa) il senso di fame e sazietà
Tutto questo avviene intorno ai 6 mesi, ovviamente varia da bambino a bambino.

COME E COSA
La famiglia DEVE MANGIARE SANO.
Un’alimentazione sregolata non può essere affiancata all’alimentazione di un infante. Questo è il punto cardine, dal concepimento allo svezzamento passa più di un anno, tempo più che sufficiente per apportare modifiche nello stile alimentare che si ripercuoterà con un beneficio a tutta la famiglia, anche quando i figli diventeranno grandi.
I bambini imitano il comportamento dei grandi, non distinguono l’atteggiamento positivo da quello negativo, per questo è importante essere il buon esempio.
Con un’accurata scelta di cibi genuini il piccolo ha la possibilità di scegliere il cibo che gli interessa di più stando seduto a tavola con la famiglia. Se mostra piacere nell’assaggio allora si potrà sminuzzare frullare o lasciare tal quale a seconda delle capacità del singolo bambino, proprio quella pietanza, la stessa che stanno mangiando mamma, papà e tutti i grandi presenti a tavola! Niente più pappine mangiate in solitudine da bambini passivamente imboccati dagli adulti.
I cibi devono essere genuini e semplici! (straccetti di pollo sì, cordonbleu no!patata arrosto sì, patatina fritta no!)
Molto importante è variare il più possibile, con il rischio che alcune volte non mangi nulla. Somministrare sempre lo stesso piatto perché gli è piaciuto è il modo migliore per provocare delle carenze nutrizionali; questo è un errore che si ripresenta anche con i bambini più grandi e si porta fino in adolescenza.
La consistenza ideale varia a seconda del bambino, se accetta il cucchiaino vanno bene anche creme e frullati, ma non in modo esclusivo. È importante che il bambino possa provare, toccare, sperimentare consistenze e forme diverse.
Le dimensioni devono essere tali da consentire al bambino di tenere in mano la pietanza.
ESEMPI PRATICI
È possibile iniziare con:
- Fusilli (meglio se belli lunghi; interi vanno benissimo)
- Carote a bastoncino o fiori di broccoli lessati o al vapore
- Fette di pesca/albicocca/pera/melone/fragole ecc.
- Fagiolini
- Pezzetti di carne sfilacciata, quali ad esempio coscia di pollo o filetto o qualunque cosa sia sufficientemente tenera
- Pezzi di pane (attenti al tipo di mollica… alcuni pani sono più difficili di altri da ingerire)
Attenzione a:
- Formati di pasta difficili da gestire
- Mele (consistenza particolarmente difficile da gestire)
- Riso/cuscus/cereali in chicco (a meno che al bambino piaccia essere imboccato)
- Frutta troppo matura (si sfalda troppo facilmente)
- Uva, frutta a guscio, olive ecc. (pericolo che vadano di traverso se intere, però tagliandole a pezzetti si risolve il problema)
